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Dal declino al nascente
I
In quest’epoca in cui il nulla si testa
In testa a testa e testamenti
Di tutto ciò che appare essere stato
In quest’epoca di poca testa a troppi testi
In esubero con assai grama esuberanza
Quando disillusione subissa la speranza
Che qualcosa sia così com’è
Al di là degli interessi
Che maturano tra neuroni depressi
Tra nani in punta di piedi e cavalli bassi
Che rimpinguano le fila agli ottimati
Guadagnandone i pessimi primati
In quest’epoca di modica umanità
Dove il profitto è tutto ciò che non ci basta
In questo regressivo affaticare
La fibra della vita
Amo offrire ciò che intatto resta
Il sorriso di un bambino
Un movimento nel cuore genuino
A ciò che mi è gradito
Per il merito di non ancora essere stato
II
È ben triste doversi rassegnare
Al fatto che all’amore
Non dà maggiore cura il cuore
Ma l’intelligenza
Dipende dalle mille scelte quotidiane
Per cui si divide il fiato e il pane
È ben triste che non ci sia grandezza
Di foresta pluviale e d’altipiani
Nell’esigua officina dei piaceri
Che la nostra civiltà allestisce
Per le sue domestiche necessità
Andiamo ancora assieme
Nel nostro luogo ignoto
Che all’altro resta incompreso
Abitiamolo perché si dia a noi stessi
Sempre ed ancora nuova
Nell’essere la possibilità
III
In veneree avversità si versa
Sulla soglia di un invariabile venerdì
Quando dal costato del pomeriggio
Prendiamo tempo senza speranza
Da rivendere a prezzo d’occasione
E tanto ci rimane nel sangue che a sera
Colora i nostri sguardi e li avvia all’oscurità
Cosicché risparmiati si lamenta
La morte intempestiva nel cui Lete anteriore
Una volta per tutte ci lavammo le coscienze
Tanto da andarne in fumo
Come i sogni che al mattino
Dimenticammo di sognare
Sia detto a favore di chi vive
Che l’abitudine all’equivoca immortalità
Di cui illude l’esser stati risparmiati
Fa capaci di peggiori mostruosità
Di quante non ne tolleri il senso comune
Cosicché l’uomo che in solitudine si allontana
Non pare essere stato ragionevole né giusto
E del resto non può esservi di intenti comunità
Né tanto meno di conseguimenti lungo un tempo
Che seguita a scadere fino al compiuto
Istante vuoto del quale si corona
Un destino insanabile e fatuo
A dispetto del quale ad alcuni pare che basterebbe poco
Per invertire il flusso inconsistente
Di tale circonfuso e tetro niente
Quando la terra eiacula idrocarburi
Per il godimento andante di contabili registratori
Senza dar adito a collaterali e perturbanti
Pensieri ed azioni memorabili
Di modo che anch’io ho dimenticato
Il senso del discorso e tu che lo esprimevi
In silenzi o con succinte frasi o ampie dissertazioni
Abbastanza perché entrambi ne fossimo coinvolti
Ciascuno nei suoi modi e nelle sue affezioni
IV
Quanto mi è cara la chitarra dei vostri passi
Tanto da allungarvi nel suono a contenere il mondo
Che nei vostri occhi ha viaggiato e ancora
Verrà alla terra pura che abbiamo immaginata
Quanto mi rende saggio godere della vostra
Felicità e renderle la grazia della testimonianza
In un alito di danza attorno al movimento
Quando si perfeziona ciò che colgono le nostre mani
Quello che percepiamo al di là del mero essere stato
Un lieve moto una vibrazione mutevole pietra del paragone
Che nella musica a riconoscersi conduce
La nostra mano la falange la cellula epiteliale
La particella ed il bosone di cui siamo
La parte apparente
È importante non dimenticare che è sostanza
Quella sottratta in merce al demente orgoglio
Che vuole far di sé rifiuto per altro
Distruggere e oltraggiare con gran sperpero
Di congegni cognitivi e chiavi di decesso
Che almeno si salvino i dettagli
Quando la forma già data giace
Sulla tavola anatomica della spettacolare società
Per questo non ti è rifugio
Nel tuo crogiuolo alchemico a buon mercato
Ché il mercato non può esser buono
Né alla fiera dell’antiquariato né tanto meno
In fattispecie di bestiario dell’arte
Quello nella cui carne la forma crolla
Nella coprente macerie di discrete
Soluzioni finali e tiepidi orgasmi
Di finanza creativa dove siamo capitati?
Da qualche parte sull’asfalto lucido
Dove forse un nuovo diluvio è cominciato
Un’immagine di te si riflette
Incerto riverbero di luci
In maggioranza artificiali
Non avere paura
Entra nel tuo specchio nella tua porta
Abbraccia il tuo uomo o la tua donna
Bacia il tuo bambino
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